Tutti i giorni è l’8 marzo: disparità di genere, lavoro e il potere delle aziende
In questo articolo troverai un gran mix di dati e riflessioni: il nostro tentativo di raccontare come strutture mentali e sistemi culturali, ambiti lavorativi e ambiti privati, persone e storie possano cambiare in meglio.
Spoiler: parliamo di genere, disparità e violenza, ma anche di molto altro.
Disparità di genere: perché non è una questione “di donne”, ma di cultura collettiva
La prima domanda è: cosa significa davvero “disparità di genere”?
Di fatto, termini come disparità o violenza non dovrebbero essere riferiti a una sola categoria: nell’immaginario comune nessun essere vivente, in quanto tale, dovrebbe essere discriminato o violato in virtù delle sue specifiche caratteristiche.
Eppure, come tutti e tutte sappiamo, il nostro mondo e la nostra storia hanno modellato una società in cui privilegi e svantaggi sono appannaggio e flagello di gruppi circoscritti di individui.
Dati e numeri per riconoscere la disparità di genere
Con questo articolo investighiamo ciò che viene riservato dalla nostra società, che percepiamo “evoluta”, al 50% della popolazione italiana, ossia alle donne, che secondo i più recenti dati vivono sul lavoro una situazione come questa:
- Su 10 persone inattive in Italia, 6 sono donne.
Fonte: Rapporto annuale su mercato del lavoro e politiche di genere INAPP, 2024 - 1 donna su 5 lascia il lavoro dopo la maternità per mancanza di sostegni reali.
Fonte: Rapporto annuale su mercato del lavoro e politiche di genere INAPP, 2024 - Tra le lavoratrici, quasi 7 su 10 hanno un contratto a tempo determinato (nel 50% dei casi si tratta anche di part time involontario).
Fonte: Gender Equality Index, 2024 - Solo il 2,9% degli amministratori delegati in Italia è donna: una significativa sottorappresentazione ai vertici aziendali.
Fonte: INPS, 2025 - A parità di ruolo, una donna guadagna in media il 10,4% in meno rispetto agli uomini: in pratica, come se lavorasse gratis un mese ogni anno.
Fonte: Gender Pay Gap Report, 2025 - Le donne dedicano in media il 74% del loro tempo libero a lavori domestici o attività di cura, pari a oltre 5 ore al giorno.
Perché i servizi e il welfare sono carenti, certamente. Ma pesa anche una cultura patriarcale che vede nel carico familiare un adempimento femminile, limitando così la possibilità delle donne di essere presenti (e competitive) nel mercato del lavoro.
Fonte: Rapporto CNEL-ISTAT “Il lavoro delle donne tra ostacoli e opportunità”, 2025
Potremmo continuare con una sfilza di dati infinita, ma forse è meglio tirare una linea qui per ribadire che – a dispetto di chi ascrive la responsabilità della disparità di genere al codice genetico maschile – se le condizioni lavorative e di vita sono inique, la questione è culturale.
Perché il patriarcato esiste e a portarlo avanti, ma anche a eroderlo, siamo tutte e tutti, ogni giorno.
Le naturali conseguenze di un mondo sbilanciato
Esiste uno strumento chiamato piramide della violenza: serve a rappresentare come la violenza di genere non nasca improvvisamente, ma sia il risultato di una progressione.
Alla base si trovano stereotipi, linguaggio sessista e discriminazioni quotidiane, spesso normalizzate. Salendo, compaiono controllo economico, isolamento, svalutazione e minacce. Al vertice si collocano le forme più esplicite e riconoscibili: violenza fisica, violenza sessuale e femminicidio.
Comprendere la piramide significa riconoscere che contrastare la violenza richiede di intervenire fin dai primi segnali culturali e relazionali.
La piramide della violenza nella quotidianità aziendale
Ed è qui che la piramide incontra la quotidianità aziendale: nelle riunioni in cui alcune voci vengono sistematicamente interrotte, nel linguaggio “leggero” che pesa sempre sulle stesse persone, nelle carriere che avanzano più lentamente, nelle valutazioni che premiano la disponibilità infinita e penalizzano la cura (anch’essa infinita e spesso senza scelta).
Se pensiamo che l’ambiente lavorativo è lo spazio in cui ciascuno di noi trascorre dalle 4 alle 8 ore al giorno (se non di più), capiamo subito quanto sia cruciale diffondere consapevolezza sui temi della disparità e della violenza di genere in ufficio e in azienda.
Basti pensare che:
- Su 10 donne che subiscono un ricatto sessuale, 9 non ne parlano sul luogo di lavoro e meno dell’1% avvia una denuncia formale alle Forze dell’Ordine.
Fonte: Rapporto ISTAT 2022–2023 - 3 lavoratrici su 10 (il 31%) hanno subito molestie sessuali sul posto di lavoro. Tra le giovani (18–29 anni) la percentuale sale fino al 42%.
Fonte: European Institute for Gender Equality (EIGE) - 1 donna su 4 tra le vittime di molestie o violenze sul lavoro si dimette.
Fonte: Rapporto INAIL, 2025
Sappiamo che per un’azienda può sembrare eccessivo farsi carico di un bug sistemico e strutturale della società.
Ma se è vero che oggi le persone si fidano più delle imprese che delle istituzioni pubbliche, allora le organizzazioni hanno un potere enorme.
Possono diffondere consapevolezza tra le persone che lavorano al loro interno, quale che sia il loro genere di appartenenza, perché ne abbiamo bisogno tuttə.
Le aziende possono agire alla base della piramide, cambiando comportamenti che screditano e sviliscono le donne solo per il fatto di essere nate tali.
Possono intervenire al centro della piramide, assicurando alle donne l’indipendenza economica che, nella grande maggioranza dei casi, rappresenta il primo passo per uscire dalla disparità e dalla violenza di genere.
Possono creare spazi sicuri e di ascolto attivo per garantire a tutte la possibilità di chiedere e ricevere aiuto se vittime di molestie o violenze.
Noi crediamo che un mondo in cui tutte e tutti possano esprimere il proprio potenziale sia non solo più giusto, ma anche più produttivo e più pronto al futuro.
Per questo portiamo la questione di genere ogni giorno dentro e fuori le aziende.
Vuoi partecipare anche tu?
Condividere la nostra esperienza è già il primo atto di cambiamento culturale che possiamo fare.
Raccontare la propria storia lavorativa significa rompere il silenzio, rendere visibile ciò che spesso resta individuale e isolato, contribuire a costruire un immaginario diverso e più giusto.
Se vuoi raccontarci come il tuo genere – qualunque esso sia – ha influenzato il tuo percorso professionale, puoi farlo cliccando qui.
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Se invece senti che è il momento di lavorare in modo strutturato su questi temi nella tua organizzazione, scrivici.
Costruiremo insieme un progetto ad hoc, a partire dalle persone e dai contesti reali.




