Omnibus e sostenibilità: cosa dice davvero la BCE e perché le aziende dovrebbero ascoltare 

Sostenibilità

La sostenibilità è ormai un pilastro strategico per la resilienza economica dell’Europa.  

L’8 maggio 2025, la Banca Centrale Europea (BCE) ha pubblicato la sua opinione sul pacchetto legislativo “Omnibus”, una proposta che mira a semplificare il quadro normativo europeo in materia ESG (Environmental, Social and Governance). 

Ma attenzione: dietro la parola “semplificazione” si cela una sfida critica – come alleggerire la normativa senza sacrificare la qualità dei dati ESG? 

Cosa prevede il pacchetto Omnibus? 

Il pacchetto “Omnibus” è un pacchetto di riforme inerenti alla strategia ESG dell’UE, e propone modifiche alle normative esistenti come la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) e Tassonomia verde. 

Le criticità secondo la BCE 

Nel documento ufficiale, la BCE mette in evidenza una serie di criticità del pacchetto legislativo, proponendo modifiche puntuali per evitare che la semplificazione si traduca in greenwashing, perdita di comparabilità dei dati o sottovalutazione dei rischi sistemici. 

Ecco i punti chiave.

  1. Riduzione del perimetro della CSRD
  • Problema: escludere le aziende tra 500 e 1000 dipendenti comporterebbe una drastica riduzione dei dati ESG disponibili. 
  • Raccomandazione BCE: mantenere l’obbligo per queste imprese, con standard semplificati. Inoltre, garantire l’inclusione di tutte le istituzioni finanziarie significative e mantenere i criteri di fatturato per le imprese extra-UE. 
  1. Standard volontari: un rischio per la qualità
  • Problema: l’autoselezione delle informazioni ESG favorisce il greenwashing e riduce la comparabilità. 
  • Raccomandazione BCE: rimuovere la possibilità di standard volontari e garantire un bacino dati coerente. 
  1. Catena del valore: raccolta dati a rischio
  • Problema: limitare l’obbligo di raccolta dati lungo la value chain impedisce una valutazione completa dei rischi ESG. 
  • Raccomandazione BCE: chiarire che le imprese possono (e dovrebbero) continuare a raccogliere questi dati per la gestione del rischio. 
  1. Revisione della reportistica ESG: serve rigore
  • Problema: eliminare la scadenza per il “limited assurance” e la possibilità futura di “reasonable assurance” mette a rischio la qualità informativa. 
  • Raccomandazione BCE: accelerare le linee guida sul limited assurance (entro il 2026) e introdurre, dal 2030, standard per la reasonable assurance. 
  1. Revisione degli ESRS: evitare tagli dannosi
  • Problema: ridurre i requisiti negli ESRS compromette la capacità di monitorare i rischi ESG. 
  • Raccomandazione BCE: mantenere i dati essenziali, in particolare per ESRS E1 (clima) ed E4 (biodiversità), e introdurre almeno delle linee guida settoriali. 
  1. CSDDD: attuare davvero i piani di transizione
  • Problema: rischio di interpretazione formale dei piani di transizione, senza obbligo di attuazione concreta. 
  • Raccomandazione BCE: chiarire l’obbligo di implementazione reale dei piani aziendali. 
  1. Settore finanziario e clausola di revisione nella CSDDD
  • Problema: la cancellazione della clausola di revisione impedisce un futuro riesame del ruolo del settore finanziario. 
  • Raccomandazione BCE: mantenere la clausola ma posticiparne l’attivazione al 2030. 

Il ruolo chiave di ESAP e del formato elettronico unico 

La BCE ribadisce l’importanza dell’European Single Access Point (ESAP) e del formato elettronico unico per: 

  • facilitare l’accesso ai dati ESG, 
  • ridurre i costi di conformità, 
  • supportare le politiche monetarie, la vigilanza bancaria e la stabilità finanziaria attraverso dati armonizzati e comparabili. 

  Conclusioni: un messaggio chiaro per le aziende 

La Banca Centrale Europea invita le istituzioni UE a raggiungere rapidamente un accordo e ad attuare le direttive entro la fine del 2025, senza sacrificare la qualità dei dati ESG. 

Per le imprese europee, restare allineate con questa direzione normativa non è solo una questione di compliance: è un’opportunità strategica per creare valore sostenibile, rafforzare la fiducia degli stakeholder e prepararsi a un futuro economico più resiliente. 

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