Formazione sulla sostenibilità aziendale: il Sustainability Lab di Gambini

Sostenibilità

C’è un momento in cui un’azienda smette di chiedersi “cosa dobbiamo fare in tema di sostenibilità?” e comincia a domandarsi “chi vogliamo essere?” 

Quel momento, per Gambini S.p.A., è arrivato con il Sustainability Lab progettato e condotto da Silvia Rotelli, Responsabile della Business Unit Sostenibilità di Brogi & Pittalis. 

Conosciamo l’azienda 

Gambini S.p.A. è un’azienda specializzata nella progettazione e produzione di macchinari per il converting tissue, con una presenza consolidata sui mercati internazionali e un profilo tecnologicamente avanzato, profondamente radicato nel territorio. Non un’azienda qualunque. Ma un’azienda che ha scelto di affrontare la sostenibilità in modo responsabile. 

Gambini e la sostenibilità: da tema normativo a leva culturale 

Il contesto in cui Gambini opera è cambiato rapidamente. L’evoluzione normativa europea (CSRD, direttive anti-greenwashing) la pressione delle supply chain internazionali, le aspettative crescenti di clienti, banche e stakeholder, rendono necessario un approccio più strutturato. 

Ma Gambini ha scelto di non limitarsi a rispondere a una spinta esterna. Per molte imprese, oggi, la sostenibilità non può più essere affrontata come un tema esclusivamente reputazionale o come una risposta agli adempimenti normativi. La domanda che ha orientato il percorso non è stata solo quella relativa ad un mero adeguamento normativo ma: “Che ruolo vuole giocare Gambini nel futuro?”  

Da qui nasce il “Sustainability Lab: Introduci e diffondi la cultura della sostenibilità in azienda”, un intervento formativo in-house costruito per coinvolgere figure trasversali, capace di raggiungere le diverse funzioni e aree dell’organizzazione. 

Il Sustainability Lab: un percorso di formazione ESG in azienda  

Il Sustainability Lab si è articolato in tre moduli da quattro ore ciascuno, progettati come tappe progressive: dalla consapevolezza individuale alla rilettura del modello di business, fino alla responsabilizzazione delle persone nella diffusione interna dei temi ESG. 

  1. Vedere ciò che prima non vedevamo:svilupparela consapevolezza 

La prima fase del laboratorio ha lavorato sulla consapevolezza. L’obiettivo era offrire alle persone coinvolte una comprensione più ampia del significato di sostenibilità, superando una lettura limitata alla sola dimensione ambientale. 

Attraverso dati, immagini, giochi percettivi ed esercizi sul framing, il gruppo ha esplorato i principali ostacoli culturali e cognitivi al cambiamento: bias, meccanismi di negazione, difficoltà comunicative e resistenze che spesso rallentano l’integrazione reale della sostenibilità nei processi aziendali. La sostenibilità è stata così affrontata nelle sue quattro dimensioni: ambientale, sociale, economica e di governance 

  1. Rileggere il modello di business in chiave ESG

La seconda fase ha trasformato la riflessione in pratica. Attraverso il “Sustainability Business Model: People, Profit & Planet” il team di Gambini ha riletto il proprio modello di business in chiave ESG, mettendo in relazione strategia, impatti e posizionamento. 

Sono stati analizzati casi aziendali (virtuosi e controversi) con l’obiettivo di sviluppare spirito critico e capacità di distinguere tra sostenibilità autentica e pratiche di washing. Un passaggio particolarmente rilevante ha riguardato il lavoro su vision, mission e valori, guidato da alcune domande centrali: 

  • Perché esiste Gambini? 
  • Quale impatto vuole generare? 
  • Per cosa desidera essere riconosciuta? 

Parallelamente è stata costruita una prima mappa degli stakeholder, distinta per priorità e modalità di coinvolgimento: utile per distinguere soggetti prioritari, essenziali, da coinvolgere o da monitorare, una base concreta per futuri percorsi di stakeholder engagement e analisi di materialità. 

  1. Diffondere la sostenibilità in azienda:diventare ambasciatori interni 

La terza fase ha spostato il focus dalla strategia alla responsabilità individuale. Il gruppo ha affrontato temi centrali per ogni percorso ESG maturo: 

  • come comunicare la sostenibilità in modo credibile; 
  • come prevenire rischi di greenwashing e claim poco fondati; 
  • cosa significa rendicontare in modo trasparente. 

Sono stati affrontati i rischi legati ai green claims e introdotti i principi base del Report di Sostenibilità con un focus su accountability, chiarezza e coerenza tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che effettivamente realizza. Il lavoro si è chiuso con una domanda chiave rivolta ai partecipanti: quale contributo concreto può offrire ciascuno nel percorso di sostenibilità aziendale? Perché un’azienda è davvero sostenibile quando lo sono le persone che la compongono. 

Gli strumenti utilizzati nel percorso 

Il Sustainability Lab non è stato progettato come una formazione tradizionale. L’impianto metodologico è stato fortemente esperienziale, tra gli strumenti utilizzati: 

  • lavori di gruppo e discussioni guidate; 
  • analisi di case history; 
  • Business Model Canvas in chiave ESG; 
  • mappa stakeholder influenza/interesse; 
  • esercizi di consapevolezza cognitiva; 
  • domande strategiche su identità e impatto. 

Non una formazione trasmissiva, quindi, ma un contesto di confronto e co-costruzione, pensato per generare allineamento e attivazione all’interno dell’azienda. 

I risultati: cosa ha ottenuto Gambini 

Il percorso ha permesso a Gambini di raggiungere alcuni risultati concreti, che rappresentano la vera base per ogni successivo sviluppo in chiave ESG: 

Consapevolezza diffusa: le persone hanno acquisito strumenti per distinguere tra narrazione e sostanza ESG. 

Allineamento identitario: si è aperta una riflessione strutturata su vision, mission e valori, rafforzando la coerenza tra strategia e impatto. 

Lettura strategica degli stakeholder: una prima mappatura concreta, utile per futuri percorsi di engagement e rendicontazione. 

Ingaggio trasversale: il confronto ha generato idee, proposte e senso di corresponsabilità. 

Preparazione al reporting ESG: il Sustainability Lab ha creato le basi culturali necessarie per affrontare in modo credibile e strutturato il tema del Report ESG. 

Dal Sustainability Lab al primo Report ESG 

Uno degli aspetti più interessanti del caso Gambini è che il percorso formativo non si è esaurito nella sensibilizzazione interna, ma ha preparato il passaggio a una fase più operativa. Le persone formate infatti sono diventate protagoniste attive della fase successiva della redazione del primo Report ESG di Gambini. Sono stati costituiti due team distinti: un Sustainability Team composto da sei figure chiave (CFO, COO, Responsabile Legale, HR Manager, Safety Manager, Product & Marketing Manager) e un Project Team di referenti di area con ruoli differenziati ma complementari. 

Il processo ha incluso un check-up ESG approfondito, la mappatura e prioritizzazione degli stakeholder secondo gli standard internazionali, un lavoro strutturato di raccolta dati qualitativi e quantitativi su governance, capitale umano, sociale, naturale, finanziario e intellettuale. Fino alla validazione dei contenuti e alla definizione del design per massimizzare l’efficacia comunicativa del report. 

Un caso che mostra come costruire la sostenibilità in azienda 

Il caso Gambini mostra che la sostenibilità in azienda diventa realmente efficace quando viene affrontata come un percorso culturale, organizzativo e strategico. La formazione ESG, se progettata in modo concreto e partecipativo, può creare un linguaggio comune, rafforzare l’allineamento interno e preparare l’impresa a passaggi più avanzati. 

È in questa direzione che si inserisce il lavoro di Silvia Rotelli e della Business Unit Sostenibilità: accompagnare le organizzazioni nel passaggio dalla sensibilizzazione all’azione, dando l’opportunità di identificare la direzione da intraprendere. 

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