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Home » Pianificazione e controllo » Piccolo è bello?

Piccolo è bello?

Pubblicato il: 15 dicembre 2010 | Nessun commento



Quasi due PMI su tre nel 2009 hanno chiuso il loro bilancio in rosso.

Mentre le aziende in utile erano in Italia il 54% nel 2007 e il 41% nel 2009, la percentuale è scesa quest’anno al 38%.

Solo 124.197 aziende hanno chiuso in utile il bilancio d’esercizio 2009 (il 38%) mentre 39.351 (il 12,1%) segnano un indebitamento superiore al patrimonio netto.

La regione più virtuosa risulta essere la Valle D’Aosta con quasi il 61% di aziende in utile. Segue il Trentino col 54,9%, la Lombardia col 46% e il Friuli Venezia Giulia col 43%.

Si piazza bene in questa particolare classifica la Toscana, col 42,2% di azienda che hanno chiuso in utile l’esercizio 2009, mentre poco sotto troviamo l’Umbria con un non incoraggiante 35,8% di aziende che chiudono l’esercizio in utile.

Il Sud e le Isole popolano la parte bassa della classifica, assieme ad un importante rappresentante del Nord il Piemonte (25,7%).

La crisi ha colpito più duramente chi magari navigava a vista o proveniva da anni non particolarmente brillanti.

Tuttavia, accanto ad imprese che hanno sofferto, ve ne sono altre che, pur in acque burrascose, hanno saputo reagire innovando prodotti e servizi, esplorando con più attenzione la domanda dei nuovi mercati, condividendo il rischio di un nuovo progetto con altre imprese.

Come emerge dai dati forniti da Iperion Corporate Finance su dati Aida (settembre 2010), la crisi e la globalizzazione hanno determinato nel sistema cambiamenti molto più rilevanti di quanto ne fecero a suo tempo comunismo e guerra mondiale.

Infatti per 4 mila anni il centro economico e culturale del mondo era il Mediterraneo e l’Europa, di cui di fatto gli Stati Uniti sono un’espansione ed un’evoluzione, ora di colpo in soli 15 anni, l’asse di è spostato sull’Asia, con India, Cina e anche Russia.

L’unica cosa da non fare è restare fermi. Conterà essere dinamici, nei progetti e nella visione.

L’unica via di sbocco alla crisi è crescere e puntare alla conquista dei mercati emergenti, nonostante un quadro ancora critico , la piccola e media impresa Italiana si è dimostrata agile e versatile, coraggiosa nell’esplorare mercati, nel vagliare nuove opportunità e nel diversificare la produzione.

Agli imprenditori va lasciato il tempo di adeguare l’impresa al nuovo schema, la forza delle Pmi c’è ancora e non va azzoppato, anche se la reazione richiesta alle imprese è di natura assolutamente straordinaria.

Le imprese Italiane sono però ancora troppo piccole per poter crescere, se infatti meno della metà delle aziende del settore manifatturiero si fondesse ed andasse all’estero il pil del settore crescerebbe del 1%.

Il problema di rilanciare la crescita non è solo Italiano ma bensì Europeo , al di la delle illusioni protezionistiche, a tutti appare chiaro che la competizione globale non può più essere elusa e che proiettarsi verso l’estro è un’opportunità più che un rischio.

Passare da un’impresa non esportatrice cha ha tra 20 e 49 addetti ad un’importatrice che ha tra 50 e 249 addetti vuol dire aumentare la produttività , il valore aggiunti per addetto di oltre il 60%.

Strategie di consolidamento potrebbero risultare utili anche ai distretti industriali .

Incentivare i processi di aggregazione, una maggiore patrimonializzazione delle aziende e la formazione di reti tra le imprese rappresenta un onere, questo servirebbe, però, a ridurre gli esiti di lungo termine della crisi e a preparare una più robusta ripresa.

Iperion Corporate Finance su dati Aida (settembre 2010)


Tag: bilanci pmi 2009, brogi & pittalis
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L'autore
Luigi Pittalis
Attivo nella consulenza sulle diverse aree di competenza, coordina l’area formazione della B&P. Scopri il profilo di Luigi »



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